Carloforte

Davanti all'estremità sudoccidentale della Sardegna si trova l'arcipelago del Sulcis, le cui isole principali sono Sant'Antioco, collegata alla terra ferma da una sottilissima striscia di terra, e San Pietro. Di origine vulcanica, quest'ultima è dotata di molti punti panoramici, con un interno collinoso e la costa che alterna grandi scogliere a piccole spiagge. Il capoluogo, la città di Carloforte, si trova nella parte orientale dell'isola, di fronte alla costa sarda. Alcuni resti di epoca nuragica testimoniano la presenza di antichi insediamenti nell'isola di San Pietro, che, per la sua posizione di scalo lungo le rotte per la Sardegna, è stata anche punto d'approdo per navigatori greci, che la denominarono Hieracon, fenici e romani, che la chiamavano Accipitrum Insula (isola degli sparvieri). Ma la storia dell'isola ha inizio al tempo delle Repubbliche Marinare, quando gli abitanti dell'isolotto di Tabarka, nei pressi delle coste tunisine, e che all'epoca apparteneva a Genova, esasperati dalle continue invasioni barbariche, colsero l'invito di re Carlo Emanuele III di Savoia, che mise a loro disposizione l'isola di San Pietro, perché vi potessero trovare riparo. Così, a partire dal 17 di aprile del 1738, in seguito ad un accordo firmato un anno prima, un primo gruppo di coloni tabarkini si stabilì a San Pietro e diede inizio ai primi lavori di quello che diventerà il più importante nucleo abitativo dell'isola: Carloforte, così chiamata in onore del re sabaudo. Le mura furono tra i primi edifici ad essere costruiti per difesa contro le incursioni barbariche, e, in breve tempo la popolazione cominciò a prosperare. Alla raccolta del corallo si aggiunsero la pesca del tonno, la raccolta del sale, l'agricoltura e l'artigianato: i maestri d'ascia di Carloforte erano conosciuti anche oltre il Mediterraneo, tanto da essere considerati i migliori dall'ammiraglio Nelson. Al nucleo originale si aggiunse un folto gruppo di immigranti provenienti da Campania, Liguria e dall'isola di Ponza. Il 2 settembre del 1798 si verificò il più grave episodio della storia dell'isola: i pirati tunisini penetrarono nella città e la saccheggiarono, rapendo circa ottocento abitanti, che ritrovarono la libertà solo cinque anni dopo, quando Vittorio Emanuele I riuscì a riscattarli. Sotto il dominio fascista la popolazione dell'isola raggiunse il massimo livello, per via dell'inizio dell'attività estrattiva: le principali miniere (Capo Rosso, Macchione, Bocchette e Calafico), oggi in disuso, producevano ocra gialla e violetta e manganese. Si svilupparono anche cantieri navali, officine meccaniche e meccanurgiche, a testimonianza della laboriosità dei carlofortini.
Prendendo la strada provinciale incontriamo, in ordine, la spiaggia del Giunco; del Girin, Punta Nera, Guidi, la piccola spiaggia di La Bobba, Lucchese, la Caletta, la cui sabbia bianca contrasta con le scure rocce di origine vulcanica dell'isola.
I più golosi non possono perdere la Sagra del tonno, che si svolge ogni anno, la prima domenica di maggio. Le maggiori feste religiose sono quella di San Giovanni Battista, il 23/24 giugno, di San Pietro, il 29 giugno, in occasione della quale ha luogo una suggestiva processione in mare, e Madonna dello Schiavo, il 15 novembre.
Quest'ultima, che celebra il ritrovamento di una statua raffigurante una madonnina nera, è forse la festa più sentita dai tabarchini.
La città di Carloforte, accessibile via mare da Calasetta, sull'isola di San Pietro, con una traversata di circa 20 minuti, e da Porto Vesme, sempre col traghetto, in 45 minuti, è l'unico centro abitato dell'isola. Divisa in rioni, la cittadina presenta costruzioni basse e stretti vicoli, tipici dei borghi marinari e, in particolare, delle cittadine liguri. Partendo dal bel lungomare, che in serata diventa luogo di incontro e passeggiata per gli abitanti del luogo come per i turisti arriviamo al molo principale, dove attraccano i traghetti. Qui si apre piazza Carlo Emanuele III, al cui centro si erge il monumento in onore al sovrano sabaudo; non lontano si trova la chiesa di San Carlo. Percorrendo i caratteristici carruggi e dirigendoci verso il centro, arriviamo al quartiere chiamato Castello, dove si trovano le antiche mura di cinta, il forte e la porta del Leone. Da visitare è anche il museo civico "Casa del Duca", dove sono ricostruite le attività delle tonnare. Vicino al museo si trova anche la Cisterna del Re, oggi in disuso. In via Marconi incontriamo una croce sormontata da un piccolo gallo, chiamata la Cruxe du Gallu, testimonianza della fusione delle simbologie cristiana e pagana. Ritornando verso il lungomare arriviamo in Piazza Pegli, dove si erge il Monumento ai Caduti e dove ogni settimana ha sede il mercato. Nel lungomare si trova anche il Cineteatro Cavallera, che fa da cinema e teatro; in periferia è situata invece la chiesetta dei Novelli Innocenti, costruita in memoria di un naufragio avvenuto ai tempi delle crociate. In località Spalmadoreddu, appena fuori dell'abitato, ci sono l'osservatorio astronomico, che merita di essere visitato perché gode di condizioni ideali per l'osservazione del cielo, e la stazione meteorologica, mentre, dall'altra parte dell'isola, a Capo Sandalo, si trova il faro. Le coste dell'isola di San Pietro sono particolarmente belle e ricche. Partendo dal porto in direzione sud arriviamo alle spiagge di Palmadoreddu e di Giunco, seguite da Seccagno e dalla piccola cala di Girin. Proseguendo troviamo la spiaggia di Punta Nera, con una bella grotta marina.
Si arriva poi alle colonne di Carloforte, nella punta meridionale dell'isola, guglie trachitiche affioranti dal mare, oggi monumento nazionale. Non lontano ci sono la spiaggia del Lucchese, l'isola di Genià e punta Grossa, nei cui pressi si trovano gli anfratti del Busselli. Oltre la punta troviamo il golfo della Mezzaluna, ricco di grotte da visitare.
Proseguendo incontriamo la grotta del Bue marino, che ha ospitato la foca monaca sino ai primi del '900, e poi punta Fradelin e Punta Spalmatore con la sua ampia spiaggia. Risalendo verso nord, oltrepassata la spiaggia La Caletta, la costa è per lo più rocciosa, con promontori quali la Punta dei Cannoni, le Spine e Caporosso, dove si può ammirare l'avifauna più rara. Si giunge poi a Capo Sandalo, di fronte al quale sorge l'isolotto del Corno, luogo prediletto dai sub. Continuando incontriamo Calafico e uno strapiombo dove le rocce sono state modellate dal vento e hanno assunto le forme più strane. Arriviamo poi al canale di Calavinagra, dove prima si trovavano delle tonnare. Continuando il periplo dell'isola scorgiamo il Troggiu, una piscina naturale, e Nasca, ricca di grotte e anfratti; più in là ci sono la grotta delle Oche, profonda circa 50 metri, il canale di Mamerosso, punta Regolina e le Tacche Bianche.
Poco oltre seguono i canali di Calalunga e delle Natte e la scogliera della Punta. Qui davanti si trovano l'isola Piana e l'isolotto dei Ratti. In questa parte della costa troviamo Tacca Rossa e la spiaggia di Cantagallina; infine, seguendo il Canalfondo, ci ritroviamo al punto di partenza, il porto.

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